giovedì 7 ottobre 2010

Te ne dovevi andare

La storia, di per sè, è orribile. Un uomo che molesta la nipote di 15 anni, la strangola dopo essere stato rifiutato, poi la spoglia, violenta il suo cadavere, brucia i suoi vestiti, la scaglia in un pozzo. Non contento, organizza una maxisceneggiata "ritrovando" il suo cellulare, bruciacchiato, poi va davanti alle telecamere e dice che "ho capito subito che era il suo", "il mio cuore me lo ha detto", "ho sentito un colpo al cuore". I suoi occhi azzurri, agli occhi dei profiler, non mostravano sicurezza, le sue lacrime, più che di disperazione, sembravano di rimorso per ciò che di orribile aveva fatto. Ed è così che Michele Misseri, un contadino di un paesino della provincia di Taranto come ce ne sono tanti, si è scoperto orco.
Non posso parlare a nome della redazione, e della presentatrice, di Chi l'ha visto?, che ieri sera ha dato la notizia della confessione dello zio di Sarah Scazzi in diretta e direttamente alla mamma della ragazzina. Devono averne avuti, di motivi, per continuare la diretta della trasmissione con la famiglia di Sarah, per giunta in collegamento dalla casa dell'assassino: uno scherzo del destino che nessuno poteva prevedere. Non mi sento in grado né ho voglia di giudicare questa scelta, seguita dalla scelta sacrosanta di non trasmettere Parla con me, i cui toni ironici e satirici sarebbero certo stati fuori luogo in una serata così tragica.
Mi sento però male nel sapere quale orrenda fine abbia fatto questa povera ragazzina, colpevole solo di avere come zio un criminale, e di essere entrata nei suoi pensieri più perversi. C'era da sperare che Sarah fosse davvero scappata via da Avetrana, come aveva scritto nel suo diario, anzichè restare nella tana del suo carnefice. Stamattina, nell'aggiornare la notizia, ho cercato di restare in superficie, senza riflettere sui particolari francamente troppo forti, troppo terribili per essere veri. Appena ho iniziato a pensarci, mi si è chiuso lo stomaco. Riceviamo una quantità tale di notizie che siamo ormai abituati a tutto, e proprio qualche giorno fa avevo letto (e scritto) qualcosa di simile. Ma pensarci, riflettere davvero e non superficialmente su casi del genere, può essere molto, troppo doloroso.
E dire che, proprio oggi, era successo qualcosa di davvero grave per la democrazia italiana. Ma i giornali avevano qualcosa di più importante di cui occuparsi, ovvero il dolore di una famiglia la cui vita è cambiata per sempre. Riprendere la propria vita dopo una catastrofe del genere, per gli Scazzi, sarà difficile almeno quanto la voglia di dire "basta" a quel collegamento televisivo.

lunedì 27 settembre 2010

Troppo buono



Presentarsi davanti a migliaia di italiani (il video ha avuto 250mila contatti in due giorni), facendo credere di dover dire chissà cosa, e alla fine non dire niente. Un presidente della Camera preso di mira dai due giornali più vicini politicamente al presidente del Consiglio (uno addirittura di sua proprietà), che da mesi e mesi chiedono le sue dimissioni dandogli del tonto, alludendo ad un favore al cognato, a cui avrebbe quasi regalato una casa a Montecarlo, con documenti su società off shore nei Caraibi che sarebbero state fabbricate addirittura dai servizi segreti italiani in combutta con quelli libici e russi, commissionati niente meno che da Berlusconi, Gheddafi e Putin. E Fini cosa fa? Niente. Si limita a dire che "se la casa è di Tulliani, lascerò la presidenza della Camera". C'è qualcosa sotto. Se non ci fosse, Berlusconi sarebbe bello e caduto.

domenica 10 gennaio 2010

"Noi li curiamo"


La rivolta degli immigrati di Rosarno fa più paura della bomba fatta esplodere dalla 'ndrangheta nel palazzo della Procura di Reggio Calabria. Perché in quest'ultimo caso, si tratta dei padroni che fanno quello che hanno sempre fatto: comandano, con i mezzi che preferiscono (non il bazooka, questa volta, perché si tratta solo di un avvertimento). Nel caso degli extracomunitari africani, per lo più provenienti dal Ghana, si tratta di schiavi grandi e grossi che "alzano la cresta" e si ribellano ai latifondisti. "I calabresi sono cattivi" dice un temibile 'uomo nero'. Un altro spiega, però, che in Calabria non tutti li trattano come bestie: a Sibari, ad esempio, sono stati bene.
A Rosarno, gli africani si impegnavano a fare il lavoro nei campi che i calabresi si rifiutano di fare. "Piuttosto che lavorare come loro, 12 ore di sudore per 20 euro al giorno, noi preferiremmo rubare" ammette chi in questi giorni sta prendendo coscienza. Nessun calabrese, in nome dell'orgoglio, farebbe la doccia tra i pneumatici, dormirebbe in un silos, in condizioni inumane, accetterebbe l'ordine di sgobbare tutto il giorno per un padrone che lo vuole fregare.
"Non si poteva uscire più la sera, bevevano, facevano casino" si difendono gli abitanti del luogo. Un 'coraggioso' ha aggiunto: "noi li accogliamo, li curiamo". Li curiamo? Si parla dei braccianti provenienti dal continente nero come se fossero animali a cui lanciare un po' di cibo dentro la gabbia di tanto in tanto. "Li tratto benissimo, dò loro 30 euro al giorno e compro loro anche le brioscine" mi disse tempo fa una signora dei dintorni di Rosarno. Gli schiavi neri sono andati via, feriti nella dignità (e nella carne). La manodopera a basso costo, i calabresi la troveranno altrove (dai bulgari, magari). Adesso, i neri saranno accolti altrove, alcuni al Nord. Dove già si stanno preparando con la solita storia del "dobbiamo risolvere tutti i problemi del Sud". Gli immigrati di Rosarno hanno le spalle larghe, ma siamo noi italiani (e soprattutto i calabresi) a dover affrontare il male maggiore: il peso sulla nostra dignità e sulla nostra coscienza. Siamo stati i primi immigrati, sfruttati e discriminati, e abbiamo imparato solo a comportarci come i nostri padroni, con la nostra convinzione impressa nel DNA che mettere in difficoltà gli altri (anche con crudeltà gratuita) serva loro a farsi le ossa, a indurire la pelle. Un giorno, coloro che non verranno bruciati nei roghi delle loro case-lager, ci ringrazieranno.






lunedì 14 dicembre 2009

Cercatelo, fermatelo, uccidetelo!



Su Annozero e su Santoro, ormai da anni, pende una spada di Damocle enorme da parte di Berlusconi e dei suoi scagnozzi, dirigenti Rai compresi, tanto che lo scorso settembre fu messa in dubbio addirittura la messa in onda della trasmissione. Non che ci fosse da meravigliarsi: Santoro era già stato cacciato dalla Rai nel 2002, quindi non sarebbe stata certo una novità. Dopo la prima puntata di questa stagione, sulla libertà di informazione, fioccarono come al solito i commenti di chi la puntata, magari, non l'aveva nemmeno vista, ma aveva comunque qualcosa da dire: una specie di gara a chi spalava più letame, di cui diedero conto le agenzie di stampa che srotolarono decine e decine di commenti offensivi e virulenti contro Santoro. Ciò che vorrei sottolineare oggi, però, è una frase di Emilio Fede, pronunciata ieri sera durante il suo 'speciale' sull'aggressione (se vogliamo chiamarla così) a Berlusconi. "Chi semina vento, raccoglie tempesta", ha detto Fede. Verissimo. E infatti dopo settimane, mesi, anni di 'vento' su Annozero da parte del Pdl e della Lega, ieri si è raccolta la 'tempesta'. Luca Bertazzoni, che si trovava con il suo operatore a Milano per la manifestazione del Pdl durante la quale ha anche parlato il presidente del Consiglio (emblema della democrazia italiana: il capo del governo che fa un comizio in piazza nel quale attacca l'opposizione: se anziché da un palco lo avesse fatto da un balcone, saremmo a cavallo), è stato ripetutamente insultato da alcuni 'civilissimi' manifestanti. "Infami", "vergognatevi", "Santoro è uno stronzo", "tu sei un dipendente, fai disinformazione, racconti delle balle". Le stesse frasi che, con toni più o meno simili, leggerete anche qui sotto, nel mio precedente post citato poc'anzi. E poi dicono che la televisione non influenza nessuno.
Non contento, tra l'altro, il Fido Emilio fa una battutina sul povero Massimo Tartaglia, già diventato 'un malato di mente con problemi psichici' a reti unificate: "Inquadratelo questo mascalzone, inquadratelo - dice il direttore dell'imparzialissimo Tg4 - chissà, magari quando esce la gente potrebbe riconoscerlo, così magari...gli offriamo un caffè". Com'era, Emilio? Chi semina vento cos'è che raccoglie? A completare il lavoretto di istigazione all'omicidio, qualche gruppo su Facebook intitolato "Uccidiamo Massimo Tartaglia" e, soprattutto, Mattino 5 e il Tg1, che hanno intervistato il padre di Tartaglia facendo attenzione ad inquadrare per bene l'indirizzo di casa sua. Non sia mai che a qualcuno non venga in mente di andargli a fare una visitina.

sabato 12 dicembre 2009

La mazza di Tiger Woods


Da queste parti, parlare spesso di un argomento o di una persona è una pratica usata raramente, e spesso tradotta, da chi la subisce, in 'gogna mediatica', 'linciaggio a mezzo stampa' e via discorrendo: a volte giustamente, altre volte no. Parlare per due anni di Alberto Stasi come del killer di Chiara Poggi, o di Raffaele Sollecito e Amanda Knox come dei killer di Meredith Kercher, ad esempio, anche a causa di un sistema giudiziario che, come ricordava la maltrattatissima inviata della Cbs in Italia qualche sera fa a Porta a Porta, di fatto porta la giuria ad essere nettamente condizionata dai media, è normalissimo. Come era normale parlare, una sera sì e l'altra pure, del delitto di Cogne e di Annamaria Franzoni, passata in pochi mesi da vittima a boia, da perseguitata a spietata assassina. Senza alcun rispetto nemmeno per la sua famiglia, che a quel matricidio, occorre ricordarlo, è sopravvissuta. Al contrario, quando si parla per tanto tempo di personaggi protagonisti della vita politica italiana, e non per mero voyeurismo come nei casi sopra citati, ma per evidente interesse pubblico, c'è subito chi urla, appunto, al linciaggio e alla gogna mediatica. Ogni riferimento al presidente del Consiglio attualmente in carica non è puramente casuale.
All'estero, le cose vanno diversamente. Pensate, ad esempio, al povero Tiger Woods. Tutto parte da una sera in cui sua moglie, stanca dei suoi tradimenti, lo aggredisce a colpi di mazza (lo svantaggio di essere un campione di golf): lui, per evitare qualche livido di troppo, se ne va in auto, e va a sbattere contro un albero. Resta per sei lunghe ore in coma, più morto che vivo. Quando si risveglia, ecco la sua vita sbattuta in prima pagina: le sue dieci amanti, tra cui due pornostar, una cameriera bruttina e una hostess attempata, che fanno a gara nello svelare i 'retroscena' di Tiger a letto; sua moglie (molto più bella, tra l'altro, di tutte le sue amanti) che gli chiede di scegliere tra lei e lo sport che ama; la tv cinese che ricostruisce in 3D il suo incidente; il suo messaggio vocale ad una delle amanti ("Devi farmi un favore...cancella il tuo nome dalla segreteria telefonica. Mia moglie ha controllato il mio telefonino e potrebbe chiamarti da un momento all'altro. Fallo velocemente...grazie") remixato e cliccatissimo su YouTube; infine, dulcis in fundo, un produttore di film porno che ha preso la sua storia come ispirazione per quello che sarà senz'altro il suo capolavoro, Tiger's Wood (La mazza di Tiger: come si presta bene, l'inglese, ai giochi di parole). In tutto ciò, il povero Tiger è letteralmente scomparso dalle scene, ed è presumibile che abbandoni davvero il golf per salvare il suo matrimonio. Almeno, così dicono i blog statunitensi, così informati da far venire il sospetto che a scriverci su siano gli stessi protagonisti delle storie che raccontano. Come lo vedreste, Berlusconi che va su un blog e racconta dei suoi incontri clandestini con i capimafia, a cui diceva di essere "a disposizione"?

UPDATE: Alla fine, si è ritirato per davvero. Ma con un fil di voce ha chiesto alla stampa: "Rispettate la mia privacy". Wow. Chapeau.

domenica 6 dicembre 2009

Obama Bin Laden?!?

Normalmente, tra colleghi non ci si dovrebbe mai "sparare" addosso. Ma in questo caso, la gaffe è talmente grossa che non può davvero passare inosservata (e infatti, su nostra segnalazione, ne ha parlato anche il nostro amico Joshua Evangelista di Reporters). L'agenzia di stampa AdnKronos, una delle più importanti in Italia, ha lanciato questa mattina il seguente dispaccio:
TERRORISMO: USA, DA ANNI NESSUN NUOVO ELEMENTO DI INTELLIGENCE SU OBAMA = ROBERT GATES, «NON SAPPIAMO DOVE SI TROVI» Washington, 6 dic. (Adnkronos/Dpa) - «Da anni» gli Stati Uniti non raccolgono nuovi e significativi elementi di intelligence su Obama bin Laden e di fatto non sanno dove si trovi il leader di al Qaeda. Ad ammetterlo è stato il segretario della Difesa, Robert Gates, in una intervista al programma della ABC, «This Week» che verrà trasmesso nelle prossime ore. Gates ha anche detto di non essere in grado di confermare le parole di un detenuto pachistano, che ha detto di sapere dove si trova il leader di al Qaeda. «Non sappiamo dove sia Obama bin Laden. Se lo sapessimo, lo andremmo a prendere», ha affermato Gates, rispondendo all'intervistatore che gli chiedeva se il Pakistan avesse fatto abbastanza per ricercarlo. Nei giorni scorsi, il premier pachistano, Yusuf Raza Gilani, aveva escluso che bin Laden si trovasse in Pakistan.
A parte il fatto che S e B non sono molto vicine sulla tastiera (almeno su quella europea): com'è possibile fare un erroraccio del genere senza nemmeno accorgersene, e senza mandare un dispaccio di correzione? Qualcuno potrebbe persino pensare che lo si sia fatto apposta...

mercoledì 28 ottobre 2009

Il Grande Diverso

Qualche anno fa, l'entrata di un gay dichiarato nella casa del Grande Fratello avrebbe fatto sicuramente scalpore. Il giovane Maicol Berti, concorrente della decima edizione, invece, è arrivato tardi: dopo il trans Silvia Burgio, la lesbica Siria De Fazio e il rom Ferdi Berisa (che ha vinto la scorsa edizione del reality). Maicol, con il suo gilet sbrilluccicante e i suoi "isterismi" è probabilmente il più simpatico e vero di questa maxi reclusione (5 interminabili mesi). Tuttavia, non è su di lui che si sta catalizzando l'attenzione dell'opinione pubblica: a rubargli lo scettro di "più diverso della casa" c'è l'ormai leggendario FTM. La sigla sta per Female To Male, da donna a uomo. Sul web è partito il toto-trans. L'Italia (speriamo non tutta) sta analizzando caratteristiche somatiche e attitudinali dei concorrenti del reality per provare a indovinare chi è il "rifatto". Mattino 5, programma condotto da Federica Panicucci, ha dato la sua risposta, in base a delle foto di cui la redazione è entrata in possesso: sarebbe Alberto Baiocco l'ex femminuccia. Proprio lui, il "verginello", colui che non ha avuto problemi a rivelare di essere casto e puro (e cattolicissimo), nonostante stesse facendo il provino per un covo di calendari sexy dotati di vita propria. Sarà lui il FTM? Non lo so. Ma soprattutto, mi verrebbe da dire, chissenefrega. Il dubbio, si sa, intriga e la caccia al tesoro (o alle streghe) fa audience. "Non ci nascondiamo dietro un dito - ha ammesso Alfonso Signorini durante la prima puntata - è anche una strategia per fare ascolti". A questo punto, bisogna chiedersi se, oltre a gonfiare i dati Auditel, le scelte "diverse" del GF serviranno anche ad abbattere dei tabù, o se, invece, acuiranno l'omofobia e le tendenze razziste in crescita nel nostro paese. Visti i risultati delle edizioni precedenti, ho poche speranze. Ma al reality va riconosciuto un merito...quello informativo. Adesso, i milioni di telespettatori che lunedì sera guardano il programa condotto da Alessia Marcuzzi sanno che i trans non sono solo uomini con le tette, ma anche donne che non vogliono aspettare la prossima vita per "rinascere uomini".
Floriana Secondi, ex vincitrice del Grande Fratello, quando ha saputo che l'identità dell'uomo nato donna sarebbe stata svelata più avanti, non ha esitato ad ammettere: "Giorgio (Ronchini, altro concorrente, ndr) mi piace, ma a questo punto non mi sbilancio perché potrebbe essere lui il trans". Del Grande Fratello si può pensare tutto: è trash, è stupido, è geniale, è un buco della serratura per i voyeurs...Quello che sembra ormai innegabile, a un decennio dal suo esordio, è che il Grande Fratello è lo specchio dell'Italia.
O, forse, è l'Italia che è diventata lo specchio di un reality.

UPDATE: Alberto non è la donna diventata uomo. La notizia è stata smentita da Leggo.it e dal sito Davidemaggio.it. Mattino 5 avrebbe utilizzato delle foto della madre del ragazzo, facendole passare per le foto del gieffino quando era donna. Che figuraccia.Un altro trucco aumenta-audience, prendendo in giro le persone. Ma poi, chi poteva pensare che una trasmissione supporter del Grande Fratello svelasse il segreto-bomba il giorno dopo la prima puntata?....

lunedì 19 ottobre 2009

Faziosità finte e calunnie vere

Una rete che "non fa informazione ma pubblicizza un proprio punto di vista", e che è "il braccio armato del Partito Repubblicano". Così l'amministrazione Obama considera la Fox News, stando alle parole di David Axelrod, consigliere capo del presidente, e Rahm Emanuel, capo dello staff. Parole che ricordano molto le espressioni con cui, da anni, il centrodestra italiano si rivolge a, un esempio su tutti, Annozero di Michele Santoro. Leggerle in bocca al politico che rappresenta più di tutti la speranza di un mondo migliore, tanto da aver avuto il premio Nobel per la pace, mette un po' i brividi, e fornisce argomenti a chi ha sempre difeso Berlusconi e ora può dire "vedete? Anche all'estero succede la stessa cosa, Obama la pensa come noi".
E' ovvio che le differenze tra un caso e l'altro sono immense: intanto la rete di Murdoch, anche se nei suoi talk show e nei suoi notiziari critica duramente Obama, dando voce anche ai deliri di chi afferma che il presidente non è nato negli Stati Uniti (pestaggio mediatico stile Feltri, con la tecnica del "c'è chi dice che..."), non esita, in nome del Dio Denaro, a trasmettere la voce di chi dice peste e corna della Fox. Il caso emblematico è quello di Unfoxxed, un documentario che raccontava l'ascesa di Fox News, della farsa del suo essere "Fair and Balanced" e dei suoi rapporti privilegiati con l'amministrazione Bush: documentario trasmesso in Italia proprio dalle reti satellitari di Sky, e mai visto sui canali in chiaro. Il denaro e gli ascolti prima di tutto, insomma: come se le reti Mediaset trasmettessero uno qualsiasi dei tanti film e documentari che raccontano del rapporto di Berlusconi con la censura. Mediaset, non avendo concorrenza (la Rai è immobile), può anche permettersi di non trasmettere nulla, tanto la guerra degli ascolti la vince sempre e comunque.
Il dilemma però rimane: le parole di Obama e del suo staff hanno la stessa valenza di quelle dei vari Cicchitto e Gasparri quando parlano di Annozero? Ovviamente, no. I proclami di Emanuel e Axelrod sulla Fox News fanno parte di una strategia precisa: tenere viva, tra gli elettori democratici più convinti - i quali pensano tutti che la Fox News sia scandalosamente faziosa - la fiducia nel presidente Barack. Strategia che, al contrario, può valere anche in Italia: al contrario perché non sono gli elettori di centrodestra a costringere i politici a parlare male di Annozero, ma sono i politici che, sparando a pallettoni su Annozero, convincono i loro elettori a pensar male di Santoro. In ogni caso, l'unica speranza che possiamo avere è che Cicchitto e Gasparri non si accorgano di nulla: se ciò non accadesse, prima o poi potremmo ritrovarceli a Ballarò a paragonarsi ad Obama. Yes, you can.

sabato 17 ottobre 2009

Stravaganze da golpe


"Alle sue stravaganze siamo ormai abituati". Questa è una delle frasi più rilevanti estrapolate dal servizio, mandato in onda da Mattino Cinque qualche giorno fa, sul giudice Raimondo Mesiano, colpevole solo della doppia vergogna di essere l'autore della sentenza (scontata) che condanna la Fininvest a pagare 750 milioni di risarcimento alla Cir di De Benedetti (per lo "scippo" della Mondadori grazie alla sentenza comprata corrompendo il giudice Metta) e di essere stato promosso dal Csm per la sua serietà e imparzialità. Claudio Brachino, sguardo combattivo come non mai, dopo una breve introduzione che lasciava intendere chissà quale scoop affida la tesi del padrone ("ne vedrete delle belle su quel giudice", aveva detto Berlusconi) ad una giornalista che commenta immagini scioccanti del giudice per le strade di Milano. Passeggia avanti e indietro, fuma (che crimine!), aspetta il suo turno dal barbiere, indossa addirittura calzini di color turchese. "Stravaganze", come le chiama l'impavida Annalisa Spinoso, coraggiosa nel mettersi contro questo giudice eversivo. Tornati in studio, Brachino e il condirettore del Giornale di famiglia, Alessandro Sallusti , si scappellano in spiegazioni sui crimini contro l'umanità di Mesiano, colpevole niente meno che di "rimandare di anno in anno una causa su un tubo rotto" e di aver sbraitato contro il premier a cena, davanti alla televisione. Chiamate la polizia, identificatelo, arrestatelo.

lunedì 5 ottobre 2009

Torna Domenica In. Meglio di Trash 5



«Mi hanno diffidato dal parlare de La tribù. Io non ne parlo, lo fa lo speaker». Così Massimo Giletti aggira l’ostacolo (mostrando una clip), che si è presentato sotto forma di lettera firmata da dieci avvocati, e dà ugualmente spazio alla polemica legata al reality annullato da Mediaset prima della partenza e prodotto dalla Triangle di Fabio Testi. L’argomento con cui si apre il nuovo anno di Domenica In è dedicato, per l’appunto, ai guasti del gossip.

Il programma domenicale torna antico, pieno di interviste e pieno di Pippo Baudo. Ma c’è una grossa novità: il mini talk-show al femminile condotto da Valeria Marini. «Sei stata bravissima», le dice Baudo in diretta, mentre lei, con una rosa in mano, intervista Asia Argento. Tanti anche gli ospiti musicali, si chiude con Tiziano Ferro.
Sempre la stessa musica trash, invece, dalle parti della concorrenza. A cominciare da Antonio Zequila che a Domenica Cinque candidamente ammette: «L’importante essere sui giornali, non importa perché». L’ospite di Barbara D’Urso propone uno show con la sua ex “finta” moglie, Claudia Paoli. «Ha finto il matrimonio per ottenere visibilità. Poi mi ha fatta passare per cornuta», ha detto la donna subito dopo aver provato a dargli uno schiaffo in diretta.
Nessuno schiaffo tra Fabrizio Corona e Mauro Coruzzi (alias Platinette) che se ne sono dette di tutti i colori. Il motivo? Una signora chiede a Fabrizio: «Che lavoro fai?». Lui: «È una domanda poco intelligente». S’infuria Coruzzi: «Non ti permettere mai più, furbone».
«Hai bisogno di travestirti per farti ascoltare, a 57 anni», risponde Corona. «Almeno io non ho sei processi sulle spalle». Mauro lascia lo studio, Barbara rimprovera l’ospite. Come, ore prima, aveva fatto con Sgarbi, colpevole di aver detto tre parolacce: «Se fai così ci dicono che siamo trash». No, per carità.

da Leggo del 5 ottobre 2009

venerdì 25 settembre 2009

I farabutti? Il 23%

Dopo una infinita polemica, è andato in onda Annozero. Con un direttore di rete a cui non piace la trasmissione, che "se dipendesse da me non andrebbe in onda". Con il principale collaboratore ancora senza contratto. Con il suo conduttore sulla graticola da sempre, solo perché fa bene il suo mestiere, e dopo essere già stato cacciato sette anni fa. La puntata, intitolata Farabutti, ha fatto il boom di share: 23%, con 5 milioni e mezzo di telespettatori. Con tutta la carne che c'era sul fuoco - lo scandalo Berlusconi-Tarantini, il caso Feltri-Boffo (con una bellissima intervista di Corrado Formigli ad un incazzatissimo Feltri), le denunce a Repubblica e Unità, la manifestazione per la libertà di stampa - evidentemente c'erano milioni di italiani che aspettavano con ansia Annozero per poter avere finalmente una informazione completa. O forse attendevano tutti con ansia di vedere Filippo Facci affermare che "in Italia c'è una forte limitazione della libertà di stampa". Se n'è accorto soltanto ora, Facci, che fino all'altro ieri scriveva sul Giornale di Berlusconi ("e non potevo scrivere nulla della Carfagna, mi censuravano", ha denunciato ieri il prode giornalista con le mèches) e che ora spala letame sul Giornale di Berlusconi solo perché il direttore Feltri, con cui si sta sulle balle da tempi non sospetti (per motivi spiegati in dubbia maniera e con molte balle al microfono di Formigli), lo ha cacciato via a calci nel sedere appena si è insediato. Di tutto potevo aspettarmi, tranne vedere Facci che denuncia il regime. Questa mi mancava proprio.

mercoledì 23 settembre 2009

Il Fatto, com'è fatto?

Ebbene, il gran giorno è arrivato. Questa mattina ha visto la luce un nuovo quotidiano (clicca qui per scaricarlo in pdf), fondato da Antonio Padellaro e una truppa di giornalisti provenienti da altre testate, tra cui Marco Travaglio, Peter Gomez, Luca Telese, Furio Colombo e Marco Lillo. Il Fatto quotidiano, testata rosso fuoco, grafica retrò e tiratura limitatissima: talmente limitata che, sebbene il sottoscritto ne abbia cercato una copia per tutto il quartiere, la spedizione mattutina è stata inutile. "Telefonate, protestate, hanno fatto tutta 'sta pubblicità e poi ne hanno mandato tre copie per ogni edicola. E' una vergogna!", ha sbraitato l'edicolante di via della Giuliana, Roma, quartiere Prati. "Pochissime copie, sono finite stamattina alle 7", dice con tono dimesso la signora del chioschetto di piazzale Clodio. D'altronde, che le copie sarebbero andate a ruba se lo aspettavano un po' tutti: tutti tranne editore e redattori, a quanto pare: "Abbiamo tirato, alla fine, centodiecimila (lo scrivo lungo, così fa impressione) copie - ha scritto ieri Telese sul suo blog - Il motivo? Piccoli passi, è la strategia del nostro amministratore, Giorgio Poidomani. Non possiamo sbracare, non possiamo sprecare. Meglio una copia esaurita, che una copia resa. E non per un puntiglio, ma perché questo giornale non ha finanziatori munifici. Ha i soldi degli abbonati, e ce li dobbiamo centellinare". Sacrosanto, per carità.
La linea politica del Fatto Quotidiano sarà, a detta del suo direttore, "la Costituzione della Repubblica", in questo periodo così tanto criticata, vituperata e calpestata. La sua peculiarità, non avere padroni né padrini, slogan già sentito quindici anni fa per un altro quotidiano "controcorrente": La Voce di Indro Montanelli ("Un unico padrone: il lettore"). Sulla quale scrivevano, peraltro, due collaboratori del Fatto Quotidiano: Marco Travaglio e Peter Gomez, allora giovanissimi, oggi molto affermati, e che in nome di questa nuova avventura hanno sacrificato i loro risparmi e i loro posticini sicuri a L'Unità e a L'Espresso. Padellaro, nel primo editoriale, ha insistito molto sulla mancanza di vincoli padronali, ed ha ricordato anch'egli che l'ispiratore della sua linea, oltre ovviamente ad Enzo Biagi (il nome della testata è un omaggio alla sua trasmissione), è e sarà proprio Montanelli e la sua Voce. Ora, potendo avere il privilegio di definirmi un esperto dell'argomento (causa tesi di laurea), mi trovo costretto a fare un paio di commenti:
1) il primo numero della Voce vendette 535mila copie. Di cui 90mila stampate in tutta fretta in mattinata e vendute nel pomeriggio a Roma e Milano. Montanelli fu tartassato di telefonate e "tirato per la giacca" da decine di lettori che non avevano trovato la copia in edicola, e protestavano per questo. "Il primo numero ormai lo avete perso, collezionate il secondo, il terzo e tutti gli altri", disse il vecchio Indro nell'editoriale del secondo numero. Considerando il precedente, e il fatto che il pubblico a cui si rivolge questo nuovo giornale è sostanzialmente lo stesso, perché tirare solo 110mila copie? Masochismo?
2) La Voce chiuse per vari motivi e alcune colpe. La principale colpa fu di aver creato una redazione faraonica senza badare ai costi: errore che Il Fatto Quotidiano non farà. Ma tra i motivi che portarono al fallimento, c'era la mancanza di pubblicità e la carenza di capitali da parte di quei piccoli azionisti che dovevano portare denaro liquido alle casse della società editoriale, la Piemmei. Gli industriali, per dirla con Montanelli, si comportarono da codardi, non volendo sfidare l'ira di quello che era appena diventato presidente del Consiglio. Dopo quindici anni, questo contesto può definirsi cambiato, ma in peggio.
Ce la faranno i nostri eroi? Ai posteri, l'ardua sentenza.

lunedì 21 settembre 2009

Attentato al pensiero unico

Negli ultimi quattro giorni siamo stati letteralmente bombardati da quello che Dexter definiva "incomprensibile": il cordoglio. Fiumi, badilate, quintali di cordoglio per i sei paracadutisti morti a Kabul, definiti "eroi", "patrioti" e via discorrendo: una specie di elogio del pensiero unico, l'apologia della lacrima finta, l'eroismo a pranzo con contorno di patate. E giù insulti a chi si permette di dire che sì, sono militari, sono morti mentre facevano il loro lavoro, mentre cercavano (cercavano) di aiutare il popolo afghano; ma che non sono eroi, gli eroi veri sono altri, sono i magistrati antimafia, sono gli operai che ogni giorno muoiono sul lavoro nel totale anonimato (se si esclude la voce di pochi coraggiosi, o qualche raro monito del Capo dello Stato). O peggio, a chi si permette di dire che sarebbe facile per tutti fare gli eroi per diecimila euro al mese. Queste sono infatti le retribuzioni ai soldati che vanno in missione, e non sono tutti in Afghanistan (anche in Kosovo, ad esempio, si guadagna bene), dove in otto anni di "missione di pace" (ovvero di guerra) i morti italiani si contano a malapena sulle dita delle mani: al contrario di quanto succede a inglesi e americani, che ogni giorno contano i caduti.
In questo contesto, se non si conosce davvero la realtà di quella zona, rischia di apparire come sciacallaggio il chiedere se sia ancora il caso di tenere lì dei soldati, alla luce non tanto dell'attentato di qualche giorno fa, quanto al fatto che le seconde elezioni "libere" siano state vinte con dei brogli inaccettabili, avvenuti quasi sotto il naso dell'Onu. E invece è quanto mai opportuno chiedersi non quale debba essere il ruolo dei soldati italiani a Kabul, né se ritirarli per non rischiare altre vite: è opportuno invece porre una riflessione nell'ambito delle Nazioni Unite sull'opportunità della presenza dei militari in Afghanistan, dato che in otto anni non solo sono morti a centinaia senza risolvere alcun problema (e senza neutralizzare i talebani), ma sono anche odiati e visti come il nemico assoluto dal popolo afghano, aizzato da chi ha vita facile a definirli "invasori" e "nemici della libertà". Ma se ci aspettiamo un impegno del genere dal nostro governo, così affezionato ai soldati da mandarceli anche nelle nostre città (nemmeno fossimo in Colombia), dovremo aspettare ancora a lungo.
Per carità, nulla contro i soldati italiani che vanno in quei posti. Ci sono certamente coloro che in missione ci vanno solo per denaro, ma fortunatamente sono una parte minoritaria. La maggior parte delle nostre truppe infatti è formata da persone coraggiose, che credono davvero in quello che fanno e sono davvero orgogliosi di servire la loro nazione: sentimento così raro, in questo Paese, soprattutto in questo periodo.

Amici di Barbara D'Urso


Guardando la prima puntata di Domenica Cinque, non avete notato quanti amici ha Barbara D'Urso? A giudicare dalle parole della simpatica conduttrice, quasi tutti gli ospiti sarebbero lì per "amicizia". Quindi, non li pagano? Gabriella Labate, ex bagaglino e moglie di Raf, lavora dietro le quinte, ma balla con i Modulo Project per "amicizia" con Barbara. "Mi ha fatto un favore" ha detto la presentatrice. E ci può stare, lavorano insieme, Gabriella ha già uno stipendio, il favore si è ridotto a ballare davanti a un pubblico (cosa che è abituata a fare) con un gruppo di ballerini che fortunatamente ballano e non sgambettano. Ma l'amico preferito da Barbara è, senza dubbio, Raoul Bova, di cui la partenopea conosce benissimo la suocera Anna Maria Bernardini De Pace. L'avvocato divorzista più famoso d'Italia ha spesso collaborato con Pomeriggio Cinque, dunque con la D'Urso. Ma che c'entra Raoul? "Ci legano una profonda stima e amicizia" dice lei. L'ospite conferma. Ma poi, Barbara gli chiede se il padre è ancora vivo. Un'amicizia così profonda che Barbara non sa neanche se i genitori di Raoul sono ancora in vita. Non è colpa della conduttrice. La televisione stravolge i concetti della vita di tutti i giorni. Basti pensare ad Amici di Maria De Filippi: dove gli amici si "scannano".

sabato 19 settembre 2009

Le presunte bufale targate GB


Quando si leggono i giornali inglesi, a volte non si capisce se alcune notizie sono vere, sono inventate o sono truccate. Qualche mese fa la Gran Bretagna e l'Europa intera si scandalizzarono davanti alla storia di Alfie, tredicenne fidanzato con una ragazza di 15 anni, che diventò papà. Tutti i siti del mondo ne parlarono, fu la storia del giorno. Peccato che fosse una bufala: la ragazza aveva una vita sessuale parecchio attiva, tanto da chiamare altri tre coetanei per il test del Dna, che assegnò la paternità ad un 17enne. E pensare che Alfie era felice, già diceva di volersi prendere cura della bimba con la benedizione di genitori e suoceri.
Ieri, caso ancora più clamoroso: un ragazzino di 12 anni che torna dalle vacanze e va a scuola vestito da ragazza, con lunghi capelli biondi con le trecce. Nel passare dalle elementari alle medie, pensava che nessuno lo avrebbe riconosciuto, e invece gli spietati ex compagni di classe hanno subito sparso la voce e il poverino (poverina?) è stato subito preso di mira. Ma la cosa più incredibile è l'atteggiamento di scuola e genitori, con la scuola che ha raccomandato agli insegnanti di trattare il baby trans come se fosse una ragazza, e i genitori che hanno protestato perché nessuno li aveva avvisati.
Terzo esempio: oggi, ancora il Sun pubblica in esclusiva la storia di un secondo baby trans, stavolta dell'età di soli nove anni. Stavolta, la scuola ha raccontato ai compagni della piccola Luxuria che il loro virile amichetto era stato sostituito da una dolce femminuccia: trucchetto che non ha funzionato, se si pensa che tutti i bambini sono tornati a casa ed hanno chiesto ai propri genitori come mai un bambino nel giro di un giorno era diventato una bambina. Ora, a parte la dubbia verosimilità della storia (davvero esistono genitori disposti a far cambiare sesso al proprio bambino di nove anni? Come può un pargolo che non è nemmeno arrivato alla pubertà "sentirsi" una ragazza?), mettiamo caso che fosse vero: come possono dei dirigenti scolastici degni di questo nome pensare di prendere in giro i loro alunni in questo modo?