lunedì 21 settembre 2009

Attentato al pensiero unico

Negli ultimi quattro giorni siamo stati letteralmente bombardati da quello che Dexter definiva "incomprensibile": il cordoglio. Fiumi, badilate, quintali di cordoglio per i sei paracadutisti morti a Kabul, definiti "eroi", "patrioti" e via discorrendo: una specie di elogio del pensiero unico, l'apologia della lacrima finta, l'eroismo a pranzo con contorno di patate. E giù insulti a chi si permette di dire che sì, sono militari, sono morti mentre facevano il loro lavoro, mentre cercavano (cercavano) di aiutare il popolo afghano; ma che non sono eroi, gli eroi veri sono altri, sono i magistrati antimafia, sono gli operai che ogni giorno muoiono sul lavoro nel totale anonimato (se si esclude la voce di pochi coraggiosi, o qualche raro monito del Capo dello Stato). O peggio, a chi si permette di dire che sarebbe facile per tutti fare gli eroi per diecimila euro al mese. Queste sono infatti le retribuzioni ai soldati che vanno in missione, e non sono tutti in Afghanistan (anche in Kosovo, ad esempio, si guadagna bene), dove in otto anni di "missione di pace" (ovvero di guerra) i morti italiani si contano a malapena sulle dita delle mani: al contrario di quanto succede a inglesi e americani, che ogni giorno contano i caduti.
In questo contesto, se non si conosce davvero la realtà di quella zona, rischia di apparire come sciacallaggio il chiedere se sia ancora il caso di tenere lì dei soldati, alla luce non tanto dell'attentato di qualche giorno fa, quanto al fatto che le seconde elezioni "libere" siano state vinte con dei brogli inaccettabili, avvenuti quasi sotto il naso dell'Onu. E invece è quanto mai opportuno chiedersi non quale debba essere il ruolo dei soldati italiani a Kabul, né se ritirarli per non rischiare altre vite: è opportuno invece porre una riflessione nell'ambito delle Nazioni Unite sull'opportunità della presenza dei militari in Afghanistan, dato che in otto anni non solo sono morti a centinaia senza risolvere alcun problema (e senza neutralizzare i talebani), ma sono anche odiati e visti come il nemico assoluto dal popolo afghano, aizzato da chi ha vita facile a definirli "invasori" e "nemici della libertà". Ma se ci aspettiamo un impegno del genere dal nostro governo, così affezionato ai soldati da mandarceli anche nelle nostre città (nemmeno fossimo in Colombia), dovremo aspettare ancora a lungo.
Per carità, nulla contro i soldati italiani che vanno in quei posti. Ci sono certamente coloro che in missione ci vanno solo per denaro, ma fortunatamente sono una parte minoritaria. La maggior parte delle nostre truppe infatti è formata da persone coraggiose, che credono davvero in quello che fanno e sono davvero orgogliosi di servire la loro nazione: sentimento così raro, in questo Paese, soprattutto in questo periodo.

3 commenti:

  1. anche questi sono eroi: VERGOGNATEVI!!!

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  2. tanto tra poco sto blog ve lo censurano e sarebbe l'ora

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  3. Non abbiamo nulla di cui vergognarci. Quello che si vergogna sei tu, tant'è che rimani "anonimo".

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